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27/09/2013
Equitalia: nuovi canali di pagamento per le cartelle
Possibile pagare le cartelle di Equitalia notificate dalla fine di giugno scorso che hanno uno speciale codice a barre Il comunicato di Equitalia - Con un comunicato stampa di ieri 25 settembre, Equitalia annuncia che grazie agli accordi con le due reti di ricevitorie Lottomatica e Sisal Pay, i cittadini possono pagare i bollettini Rav allegati alle cartelle, usufruendo anche di un’ampia fascia oraria e di tutti i giorni, compresi sabato e domenica. I cittadini possono così disporre di circa 60 mila punti di pagamento in più, oltre agli sportelli di Equitalia e agli altri canali già attivi sul territorio. Cartelle a partire da giugno scorso - Nei punti vendita Lottomatica e Sisal Pay possono essere pagate le cartelle di Equitalia notificate a partire dalla fine di giugno di quest’anno in cui è presente uno speciale codice a barre. Il pagamento nelle ricevitorie può essere effettuato sia entro la scadenza dei 60 giorni dalla data di notifica della cartella sia oltre la scadenza, in quanto l’importo viene aggiornato automaticamente con le somme aggiuntive previste dalla legge. I nuovi canali di pagamento si aggiungono agli sportelli di Equitalia, delle banche, dei tabaccai e delle Poste. I nuovi punti per pagare - Per trovare i Punti vendita LIS Paga di Lottomatica abilitati al servizio, che accolgono anche pagamenti con carta PagoBancomat, carte prepagate Lottomaticard e carte di credito, basta consultare il sito www.lisclick.it. Per scoprire invece il punto SisalPay più vicino a casa è disponibile l’indirizzo www.sisalpay.it. Si ricorda che le cartelle possono essere pagate oltreché in contanti (entro i limiti previsti dalla normativa antiriciclaggio), anche con carta di credito o ricaricabile sul sito internet del gruppo Equitalia (www.gruppoequitalia.it), cliccando sulla voce “Pagare online” oppure attraverso l’Estratto conto online. Pagamento oltre i termini – Si ricorda che l’importo riportato sul bollettino è valido solo entro la data di scadenza indicata sul documento a cui è allegato. Oltre tale data si potrà comunque pagare il RAV, ma l’importo andrà ricalcolato in quanto alla cifra prestampata andranno sommati gli oneri di riscossione aggiuntivi Infine, se il pagamento viene effettuato oltre i termini di scadenza indicati nella cartella/avviso, all'importo dovuto si aggiungeranno: - ulteriori interessi di mora e sanzioni, previsti dalla legge e versati interamente agli enti creditori; - un aggio interamente a carico del contribuente e pari all'8% dell’importo dovuto. Per i ruoli emessi fino al 31 dicembre 2012 l'aggio è pari al 9%; - eventuali spese per le azioni cautelari/esecutive. Autore: Redazione Fiscal Focus

27/09/2013
Contributi. Fate largo al cumulo gratuito
l nuovo cumulo gratuito dei contributi si affianca alla ricongiunzione e alla totalizzazione. Ma i professionisti ne restano fuori Premessa - Al fine di rendere meno onerosi le pressanti norme introdotte dalla riforma Monti Fornero (D.L. 201/2011), la Legge di Stabilità (L. n. 228/2012) ha previsto il “cumulo gratuito” dei contributi. In particolare, tale meccanismo – chiamato anche “exit strategy” - consente di aggirare il divieto introdotto nel 2010 alla ricongiunzione gratuita dei contributi. In pratica, si tratta di una sorta di totalizzazione retributiva e consente di sommare i contributi pagati in diverse gestioni previdenziali, del privato e del pubblico, per maturare una pensione senza alcun onere. La novità è concessa agli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi (commercianti, artigiani, coltivatori diretti e mezzadri) e gli iscritti alla gestione separata dell’INPS, oltre che gli iscritti alle forme sostitutive ed esclusive della medesima (ex INPDAP, ex ENPALS, Fondo volo, elettrici, telefonici, ecc.). Unica eccezione si ha per gli iscritti alle casse private e privatizzate che rimangono fuori. Ma vediamola più da vicino. Rispristino posizione contributiva – La prima novità del cumulo gratuito è l’abrogazione della L. n. 322/58 che consentiva agli iscritti alle ex casse dell'ex INPDAP, cessati da lavoro senza diritto alla pensione, di spostare i propri contributi al FPLD INPS. La suddetta abrogazione ha diverse conseguenze nei confronti dei lavoratori: - iscritti all'ex Ctps: non ha alcuna conseguenza. Anche se sono cessati dal servizio prima del 31/7/10 senza diritto alla pensione, perché a loro si applicava d'ufficio la costituzione della posizione assicurativa (è un diritto non soggetto a decadenza); - iscritti a Cpdel, Cpug, Cpi, Cps: ha la conseguenza di non riconoscere più la costituzione della posizione contributiva all'Inps a coloro che non hanno presentato la domanda entro il 30 luglio 2010 (cioè prima dell'abrogazione della Legge n. 322/58). Si tratta di quasi la totalità dei casi, poiché era consuetudine dei lavoratori presentare quest'istanza in sede di domanda di pensione. Recesso dalla ricongiunzione - Altra novità importante riguarda la possibilità di recedere dalla ricongiunzione con restituzione degli oneri pagati. Tale facoltà può essere esercitata purché siano rispettate quattro condizioni: che riguardi domande presentate tra il 1° luglio 2010 e il 1° gennaio 2013; che sia richiesta entro un anno dall'entrata in vigore della legge di Stabilità 2013, ossia entro e non oltre il 31 dicembre 2013; che contestualmente sia accompagnata dalla presentazione della domanda di costituzione della posizione assicurativa presso l'INPS ovvero della domanda per il nuovo cumulo; che (la ricongiunzione) non abbia già comportato la liquidazione della pensione. In caso di decesso del lavoratore interessato, la facoltà può essere esercitata dai suoi superstiti. Il cumulo gratuito - Passiamo ora alla vera novità introdotta dalla Legge di Stabilità: la “exit strategy”. Il cumulo gratuito può essere esercitato purché: chi la richiede non sia già titolare di pensione e non abbia maturato i requisiti per il diritto alla pensione in una delle gestioni interessate; riguarda “tutti e per intero” i periodi contributivi che risultano nelle gestioni assicurative coinvolte nel cumulo, a patto che non siano coincidenti (se per l'anno 1980 risultano versati contributi in più gestioni, il cumulo può tenerne conto una sola volta: tale anno, cioè, non avrà valore doppio). Rinuncia alla totalizzazione contributiva – Quarta e ultima novità riguarda i lavoratori che hanno la facoltà di chiedere la pensione secondo il nuovo cumulo, qualora abbiano già presentato la domanda di totalizzazione contributiva. Tale facoltà può essere esercitata sempreché: attestino di aver presentato domanda di pensione in totalizzazione prima del 1° gennaio 2013 e con il relativo procedimento non ancora concluso all'atto della rinuncia; siano in possesso dei requisiti e presentare domanda di accesso al nuovo cumulo. In caso di decesso del lavoratore interessato, la facoltà può e

25/09/2013
Redditometro: tipologia di presunzione
Premessa – Per comprendere l’efficacia dell’azione dell’Agenzia delle Entrate derivante dal nuovo redditometro e per il contribuente le possibilità di difesa sarà necessario capire la qualificazione delle presunzioni riconducibili alla nuova metodologia di accertamento. Gli elementi - In base alla giurisprudenza prevalente della Corte di cassazione, l'Amministrazione Finanziaria può determinare sinteticamente il maggior reddito imponibile sulla base del detto strumento accertativo in presenza di elementi e circostanze di fatto certi che presuppongono la disponibilità di un corrispondente reddito, senza dover fornire ulteriori prove. Si sarebbe, pertanto, in presenza di una presunzione legale relativa e, di conseguenza, una volta accertata l'esistenza di tali elementi e circostanze, spetterebbe al contribuente fornire la prova dell'inesistenza della capacità reddituale. Cassazione sentenza 14896/2012 - Tale orientamento è stato, da ultimo, ribadito dalla Suprema Corte nelle ordinanze 6 agosto 2012, n. 14168, 5 settembre 2012, n. 14896, e 29 ottobre 2012, n. 18604. L'Agenzia delle Entrate ha aderito a tale orientamento precisando, nella circolare n. 12/E del 2010, che l'accertamento effettuato mediante l'utilizzo del redditometro si fonda su una presunzione legale relativa, che può essere contrastata con vari elementi di prova contraria. Diversa interpretazione - In alcune pronunce la Suprema Corte si è però discostata, almeno in parte, da tale orientamento. Nella sentenza 17 giugno 2011, n. 13289, è stato incidentalmente affermato che l'accertamento effettuato in base al redditometro rientra tra quelli standardizzati mediante l'applicazione di parametri o studi di settore, i quali costituiscono un sistema di presunzioni semplici. Si è trattato, però, di una precisazione finalizzata soprattutto ad affermare l'obbligatorietà del contraddittorio. Nella successiva sentenza 20 dicembre 2012, n. 23554, è stato più chiaramente precisato che l'accertamento sintetico, “già nella formulazione anteriore a quella successivamente modificata” dal D.L. n. 78/2010, “tende a determinare, attraverso l'utilizzo di presunzioni semplici, il reddito complessivo presunto del contribuente mediante i ccdd. elementi indicativi di capacità contributiva stabiliti dai decreti ministeriali con periodicità biennale”. La personalizzazione - Sulla base di queste ultime sentenze sembrerebbe che il redditometro si basi su elementi che devono essere necessariamente personalizzati in sede di accertamento e non sarebbe, pertanto, possibile riportare acriticamente i valori derivanti dallo stesso, perché non si sarebbe in presenza di un fatto noto stabilito dalla legge, come nel caso delle presunzioni legali. Meccanismo presuntivo - Con riguardo alla menzionata sentenza n. 23554 è stato, peraltro, autorevolmente affermato che è lecito esprimere “qualche riserva sulla rilevanza effettiva della sentenza quanto alla qualificazione del meccanismo presuntivo che caratterizza l'accertamento sintetico”, perché l'affermazione sopra riportata perde “di spessore sia perché ha una collocazione piuttosto marginale nella motivazione, tanto che a fatica se ne coglie l'utilità nell'iter logico complessivo, sia perché non sorretta da un'analisi serrata della questione. Senza forse regredire al rango di mero obiter dictum, tale passaggio della sentenza, che non incide sulla soluzione dei motivi del ricorso per cassazione che veniva deciso, è comunque obiettivamente poco incisivo e non consente di ritenere definitivamente risolta la questione”. Sentenza 2806/2013 - Da ultimo, nell’ordinanza 6 febbraio 2013, n. 2806, la Cassazione, dopo aver ribadito che nei casi in esame si è in presenza di una presunzione semplice, ha però precisato che tale presunzione genera l'inversione dell'onere della prova, trasferendo sul contribuente “l'impegno di dimostrare che il dato di fatto sul quale essa si fondava non corrispondeva alla realtà”. La Corte sembrerebbe affermare che gli effetti della presunzione in esame sono gli stessi di quella legale relativa.

25/09/2013
Prima casa. Calcolo superficie immobile di “lusso”
L’abitazione superiore a 240 mq fa perdere il beneficio fiscale Decade dalle agevolazioni fiscali “prima casa” il proprietario di un immobile che supera i 240 mq., contando anche parte della superficie non calpestabile, come muri perimetrali e divisori. È quanto emerge dalla sentenza n. 21287/13 della Corte di Cassazione – Sezione Tributaria. Il chiarimento. Precisamente i giudici di legittimità hanno chiarito che l’articolo 6 del decreto ministeriale 2 agosto 1969 qualifica “abitazioni di lusso” - escluse dal beneficio fiscale di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, tariffa I, art. 1, nota II bis-, le unità immobiliari “aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 240 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine)”, e tale norma va interpretata nel senso di dover escludere dal dato quantitativo globale della superficie dell’immobile indicata nell’atto di acquisto (in essa compresi, dunque, i muri perimetrali e quelli divisori) solo i predetti ambienti e non l’intera superficie non calpestabile (…)”. Il caso. Alla luce di tale interpretazione, la Suprema Corte ha definitivamente respinto il ricorso di un contribuente che è decaduto dal beneficio fiscale “prima casa” per avere acquistato, secondo l’assunto del Fisco, un immobile avente in realtà caratteristiche di “lusso” essendo superiore a 240 mq. Di qui la notifica dell’impugnato avviso di liquidazione per il recupero delle ordinarie imposte di registro, ipotecaria e catastale; atto dapprima annullato dalla CTP e poi confermato dalla CTR la cui decisione ha trovato concorde la Cassazione che non ha ritenuto di poter aderire alla tesi del ricorrente secondo cui dal dato quantitativo globale della superficie dell’immobile andavano escluse tutte le superfici non calpestabili. Motivazione dell’atto. La Suprema Corte ha anche respinto le doglianze del contribuente in ordine all’asserita carenza di motivazione del predetto avviso di recupero, ricordando, in particolare, che il requisito motivazionale di un atto impositivo può ritenersi integrato laddove venga enunciato il criterio astratto in base al quale lo stesso è stato emesso onde delimitare l’ambito delle ragioni deducibili dall’Ufficio nell’eventuale successiva fase contenziosa e consentire al contribuente l’esercizio del diritto di difesa, restando riservato a quest’ultima fase l’onere dell’A.F. di fornire la prova della pretesa

25/09/2013
Costi auto in Unico 2013
La riduzione della deducibilità fa scattare il ricalcolo dei soli acconti 2013 Per la prima volta in Unico 2013 (anno 2012) è necessario confrontarsi con le nuove regole di deducibilità dei costi delle autovetture. La deducibilità è differente a seconda che si stia calcolando il saldo d'imposta 2012 o l’acconto 2013. La c.d. Legge Fornero, Legge n. 92/2012, ha inizialmente introdotto una riduzione della quota deducibile con l’articolo 4, comma 72, a cui si è successivamente aggiunta quella sancita dalla Legge di stabilità 2013 (art. 1, comma 501, Legge n. 228/2012), causando problemi interpretativi delle due norme, per la maggior parte risolti dalla Circolare n. 12/E/2013. Le modifiche alla deducibilità dei costi - Sostanzialmente è rimasta invariata la deducibilità integrale prevista dall'articolo 164, comma 1, lett. a), n. 1) e n. 2) del Tuir, relativamente ai veicoli adibiti a uso pubblico (taxi) e a quelli “destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell'attività propria del l'impresa” (imprese di autonoleggio), così come la deducibilità all'80% dei costi relativi alle autovetture utilizzate dai soggetti esercenti attività di agenzia o di rappresentanza di commercio (con il limite pari a 25.822,84 euro per quanto il costo di acquisto). È stata invece, rivista al ribasso la percentuale di deducibilità, che passa dal 90% al 70% dei costi dei veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d'imposta (articolo 164, comma 1, lett. b-bis del Tuir). Tale riduzione ha effetto dai periodi d'imposta in corso al 19 luglio 2012, quindi dal 2013 per i soggetti con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare. Altra stretta ha riguardato i costi relativi ad autovetture e autocaravan a uso aziendale o professionale, che va dal 40% al 20% (con effetto dal 1° gennaio 2013), con i limiti imposti dalla lett. b) del comma 1 dell'articolo 164 del Tuir relativamente ai costi di acquisto (18.075,99 euro), canoni leasing, costi di locazione e noleggio. L’utilizzo delle auto da parte dei dipendenti per uso promiscuo – Si ricorda che l'assegnazione dei veicoli ai propri dipendenti in uso promiscuo (sia per lavoro che per fini privati) è oggetto di un regime fiscale vantaggioso per il datore di lavoro. Tale regime si applica in presenza di determinate condizioni: l'utilizzo del veicolo deve rientrare tra le mansioni caratteristiche attribuite al lavoratore subordinato, la frequenza con cui si realizza la necessità di utilizzo dell'auto non deve essere occasionale, è stata predisposta apposita documentazione che costituisca prova dell'avvenuta assegnazione del veicolo (contratto di comodato), l'uso promiscuo si realizza per la maggior parte del periodo d'imposta, cioè l'utilizzo del veicolo da parte del dipendente sia pari almeno alla metà più uno dei giorni che compongono il periodo d'imposta del datore di lavoro. Una volta rispettate tutte le menzionate condizioni, a tali veicoli si applica un regime fiscale che prevede la deducibilità limitata delle spese e dei componenti negativi relativi ai mezzi di trasporto (spese per carburanti, lubrificanti, transiti autostradali e pedaggi, custodia e parcheggi, assicurazione, tasse auto, manutenzione e riparazione oltre agli ammortamenti e all'Iva oggettivamente indetraibile). La deducibilità passa dal 90% al 70% dal 2013. Il ricalcolo degli acconti – Il ricalcolo degli acconti è stato prescritto da entrambe le norme, come se la riduzione fosse già efficace dal periodo precedente. Va, quindi, rideterminato il reddito imponibile 2012, come se fosse già stata efficace la norma vigente nel 2013, ma limitatamente agli acconti 2013. L'obbligo sussiste sia che si adotti il metodo di calcolo storico, che quello previsionale. Il fine è quello di un incasso anticipato per l’Erario, che altrimenti avrebbe beneficiato delle maggiori entrate derivanti dalla ridotta deducibilità solo a giugno/luglio 2014. I contribuenti che hanno dichiarato una perdita d'impresa non dovrebbero preoccuparsi del ricalcolo, a meno che essa non sia stata di importo esiguo tale da essere più che compensata dalla variazione in aumento dovuta al minor ammontare di costi auto deducibili.

25/09/2013
Tares “semplificata”: agevolazioni finanziate dai contribuenti
Modificati dal Governo alcuni aspetti importanti della Tares La Tares - Con l'entrata in vigore della Tares (articolo 14, D.L. 201/2011), si sono unificati i prelievi sui rifiuti, abrogando le tre imposte alternative precedenti (Tarsu, Tia 1 e Tia 2) dal 1° gennaio 2013. La principale criticità del nuovo tributo riguarda l'obbligo di determinare la tariffa recependo integralmente i criteri e le formule del D.P.R. 158/1999. Questo comporta per le utenze domestiche la considerazione del numero dei componenti il nucleo familiare, per quelle non domestiche l'applicazione di indici di produttività di rifiuti distinti per ciascuna categoria di attività, predeterminata per legge. Nel passaggio dalla vecchia Tarsu, il recepimento di questi indici può comportare aumenti cospicui di prelievo per talune attività e riduzioni per altre. Per tale motivo da più parti è giunta la richiesta di differire la Tares, conservando i prelievi preesistenti. La Tares resta in vigore per tutto il 2013, ma le tariffe possono essere determinate ispirandosi al principio “chi inquina paga”, senza recepire integralmente il metodo normalizzato del D.P.R. 158/1999. Nulla cambia per la maggiorazione statale sui servizi indivisibili, il tutto in vista della revisione del prelievo sui rifiuti, annunciata per il 2014 nell'ambito della futura "service tax". Tares “semplificata” - Il decreto approvato dal Governo ha disposto che con regolamento da adottarsi entro fine novembre, i Comuni, in alternativa alla disciplina di legge, possono applicare la Tares con modalità semplificate. Gli stessi possono determinare le tariffe sulla base della qualità e quantità medie di rifiuti prodotti da ciascuna categoria di attività, quantificate in forza di specifici indici di produttività. Viene inoltre disposto, con una formulazione generica, che si tenga conto dei criteri del D.P.R. 158/1999. Il tutto, nel rispetto del principio comunitario “chi inquina paga”. I Comuni potranno dunque conservare le categorie di attività Tarsu, se ritenute comunque espressive di una omogenea capacità di produrre rifiuti. Anche gli indici di produttività dei rifiuti potranno essere individuati a livello locale. Quota fissa e variabile - Dovrà essere chiarito se, come sembra, anche la Tares "semplificata" debba essere suddivisa in quota fissa e quota variabile. Inoltre non cambia nulla in ordine alla maggiorazione sui servizi indivisibili, e i Comuni che hanno già attuato la Tares attenendosi scrupolosamente al D.P.R. 158/1999, non devono modificare l'impianto del prelievo. Riduzioni e agevolazioni - Il decreto dispone che i Comuni possono introdurre altre riduzioni e agevolazioni, oltre quelle di legge, e abroga la norma che impone di coprire le agevolazioni non collegate alla produzione di rifiuti con risorse diverse dalla Tares. Considerato che è confermato l'obbligo di copertura integrale del costo del servizio, sorge il dubbio che la norma comporti il divieto di ricorrere a sistemi di copertura delle agevolazioni diversi dalla stessa Tares. In questo senso sembra esprimersi la relazione al decreto. Se così fosse, tuttavia, si costringerebbero senza alcuna ragione tutti i Comuni che hanno già approvato le delibere a modificarle, prevedendo che le agevolazioni siano a carico dei contribuenti Tares. Inoltre è evidente che, se si addebita il costo della gestione dei rifiuti dei soggetti economicamente deboli agli altri soggetti passivi, si contravviene palesemente al “chi inquina paga”, richiamato dalla legge. Il criterio di riparto della spesa di gestione dei rifiuti sarebbe infatti influenzato da indici di carattere reddituale, in chiara violazione di quanto affermato dalla Corte di giustizia UE.

25/09/2013
I canoni di leasing nel modello Unico
Sono previste nuove forme di deducibilità per i contratti di leasing stipulati a decorrere dal 29 aprile 2012. Con specifico riferimento alle imprese utilizzatrici che adottano il metodo patrimoniale di contabilizzazione (non ias adopter) le novità comporteranno dei disallineamenti tra valori di bilancio e fiscali se il contratto avrà una durata inferiore al minimo fiscale. Pertanto, prima di poter procedere alla compilazione del modello Unico è necessario verificare: - se la durata contrattuale è maggiore o uguale a quella minima: in tal non è necessaria alcuna variazione in sede di dichiarazione; - se la durata contrattuale è inferiore a quella minima: in tal caso, invece, occorre prestare particolare attenzione nella compilazione del modello Unico, in quanto rileva fiscalmente il periodo minimo stabilito dal legislatore fiscale. Le quote di canoni eccedenti saranno quindi tassate con una variazione in aumento durante la vita contrattuale, per poter poi essere dedotte in via extracontabile solo al termine del contratto. Si ricorda che la durata minima fissata dal legislatore fiscale per i contratti stipulati dal 29 aprile 2012 è la seguente: - per i beni mobili diversi dai mezzi di trasporto parzialmente deducibili: non inferiore a 2/3 del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente ordinario; - per i mezzi di trasporto parzialmente deducibili: almeno pari al periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente ordinario (in genere 48 mesi); - per i beni immobili: non inferiore a 2/3 del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente ordinario (e comunque compreso tra gli 11 e i 18 anni). Se il contratto di leasing ha una durata inferiore a quella minima prevista, è necessario procedere al calcolo della quota fiscalmente deducibile nell’anno, con le modalità che seguono: 1. calcolare il costo di competenza civilistica (attraverso il risconto del maxicanone iniziale e delle spese contrattuali sostenute alla stipula); 2. calcolare il costo fiscale di competenza, rapportando il costo complessivo (maxicanone iniziale + spese contrattuali + canoni fissati x numero di rate) alla durata minima fiscale; 3. la differenza tra importo civilistico di cui al punto 1 e importo fiscale di cui al punto 2 rappresenta la variazione in aumento da riportare nel rigo RF 32 UnicoSC (codice 35). Per le società di persone: l’importo va indicato in RF29 di UnicoSP con codice 35. Per le persone fisiche: l’importo va indicato in RF24 di UnicoPF con codice 35; 4. i soggetti Ires dovranno considerare gli interessi relativi ai canoni di leasing nell’analisi del rispetto del tetto di deducibilità del 30% del Rol. A tal fine le imprese non ias adopter possono utilizzare il metodo forfettario: potranno cioè calcolare la quota capitale semplicemente suddividendo il costo del bene per i giorni di durata fiscale del contratto , la quale andrà sottratta all’intera quota dell’esercizio calcolata con riferimento al periodo minimo fiscale; 5. indicare nel conto economico civilistico le imposte anticipate; 6. indicare la variazione in diminuzione per storno imposte anticipate in RF44 Unico SC

25/09/2013
Redditi investimenti esteri: ritenute e imposte sostitutive
Legge Europea 2013 (L. 97/2013) L’art. 9, comma 1, lett. c), L. 97/2013, in vigore da oggi, ha riformulato l’art. 4, co. 2, D.L. 167/90 estendendo il campo di applicazione delle ritenute e delle imposte sostitutive sui redditi in relazione a investimenti esteri e attività di natura finanziaria. L’ambito soggettivo – L’art. 4, co. 2, primo periodo, D.L. 167/1990, così come riformulato dalla Legge Europea 2013, prevede che I soggetti obbligati ad effettuare la ritenuta o l’applicazione dell’imposta sostitutiva sono intermediari residenti,di cui all’art. 1, co. 1, D.L. 167/1990, ai quali gli investimenti e le attività sono affidate in gestione, custodia o amministrazione o nei casi in cui intervengano nella riscossione dei relativi flussi finanziari e dei redditi. Nel definire gli intermediari finanziari, l’art. 1, co. 1, D.L. 167/1990 rinvia all’art. 11, co. 1 e 2, D.Lgs. 231/2007. Di conseguenza, la nuova normativa riguarda gli esercenti attività finanziaria tenuti agli adempimenti antiriciclaggio, a condizione che con tali soggetti siano affidati in gestione, custodia o amministrazione gli investimenti o comunque intervengano nella riscossione dei relativi flussi finanziari e dei redditi. Ambito oggettivo - L’art. 4, co. 2, secondo e terzo periodo, D.L. 167/1990, definisce l’ambito oggettivo di applicazione delle ritenute e delle imposte sostitutive. In particolare: - il secondo periodo dell’art. 4, co. 2, D.L. 167/1990, prevede che la ritenuta trova altresì applicazione, con l'aliquota del 20 per cento e a titolo d'acconto, per i redditi di capitale indicati nell'articolo 44, comma 1, lettera a), D.P.R. 917/1986, derivanti da mutui, depositi e conti correnti, diversi da quelli bancari, nonché per i redditi di capitale indicati nel comma 1, lettere c), d) ed h), del citato articolo 44. In sostanza, gli intermediari, come precedentemente definiti, dovranno applicare la ritenuta a titolo di acconto del 20% sui redditi di capitale tra cui gli interessi derivanti da finanziamenti, rendite e prestazioni perpetue, fideiussioni e sui redditi rientranti nella categoria residuale dell’art. 44, co. 1, lett. h), D.P.R. 917/1986; - il terzo periodo dell’art. 4, co. 2, D.L. 167/1990, prevede l’applicazione della ritenuta a titolo di acconto del 20% sui redditi diversi indicati nell'articolo 67 del Tuir, derivanti dagli investimenti esteri e dalle attività finanziarie di cui al primo periodo, che concorrono a formare il reddito complessivo del percipiente. Costituiscono fattispecie da sottoporre alla ritenuta d'acconto del 20%: - la cessione di partecipazione qualificate estere poste in essere da persone fisiche fiscalmente residenti in Italia; - le plusvalenze derivanti dalla cessione di immobili e terreni collocati all'estero percepite da residenti non imprenditori, al verificarsi dei presupposti normativi previsti; - i redditi derivanti dalla locazione di beni immobili o mobili detenuti all'estero da residenti non imprenditori. L’ultimo periodo dell’art. 4, co. 2, D.L. 167/1990, prevede che nel caso in cui gli intermediari intervengano nella riscossione di redditi di capitale e redditi diversi, il contribuente è tenuto a fornire i dati utili ai fini della determinazione della base imponibile. In mancanza di tali informazioni la ritenuta o l'imposta sostitutiva è applicata sull'intero importo del flusso messo in pagamento. Considerazioni - Nuovi obblighi in capo agli intermediari, che sono chiamati ad agire come sostituti d’imposta nei casi appena descritti. Vi è certo da evidenziare le difficoltà che gli intermediari potrebbero incontrare nel qualificare il reddito in relazione del quale intervengono nella riscossione. Consapevole di tale difficoltà, il Legislatore ha previsto la collaborazione del contribuente che è tenuto a fornire i dati utili ai fini della determinazione della base imponibile.

25/09/2013
Reverse charge ad ampio raggio
Estensione al trasferimento di certificati di emissione di CO2 Premessa – La Legge 194 del 20 agosto scorso, recependo la direttiva di delegazione europea, delega il governo ad adottare decreti legislativi che prevedano l’applicazione del reverse charge ai trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra, come definiti all'articolo 3 della direttiva 2003/87/CE. Direttiva europea - La direttiva 2010/23/UE introduce un nuovo articolo 199-bis alla direttiva 2006/112/CE, in materia di imposta sul valore aggiunto, al fine di consentire agli Stati membri di prevedere, per un periodo limitato di tempo, l’applicazione del meccanismo di inversione contabile (cosiddetto reverse charge) alle operazioni che comportano cessioni di beni o prestazioni di servizi imponibili effettuate nell'ambito del sistema per lo scambio di quote ed emissioni di gas a effetto serra (come disciplinato dalla Direttiva 2003/87/CE). Obbligo di versamento Iva - In sostanza, l'obbligo di versare l'IVA spetta al soggetto al quale sono trasferite le quote di emissioni e non, come di norma previsto, al soggetto passivo che effettua l'operazione. L’obiettivo della norma è di combattere le frodi ai danni dell’IVA tramite una misura temporanea, che deroga alle norme vigenti nell’Unione. Le operazioni - In particolare il nuovo articolo 199-bis della direttiva 2006/112/CE, già in vigore dal 9 aprile 2010, stabilisce che, fino al 30 giugno 2015 e per un periodo minimo di due anni, gli Stati membri possono stabilire che il soggetto tenuto al pagamento dell'IVA sia il soggetto passivo nei cui confronti sono effettuate le seguenti operazioni: a) trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra, come definiti all'articolo 3 della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 ottobre 2003; b) trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla stessa direttiva. Valutazione delle Commissione - Una volta introdotto il meccanismo del reverse charge, gli Stati membri informano la Commissione in merito alla sua applicazione, presentano inoltre una relazione con una valutazione dettagliata dell'efficacia e dell'efficienza globali della misura. Ogni Stato membro che, a decorrere dal 9 aprile 2010, ha individuato un trasferimento di attività fraudolente nel proprio territorio presenta alla Commissione una relazione al riguardo entro il 30 giugno 2014. La comunicazione - Gli Stati membri che scelgono di applicare il meccanismo di cui all'articolo 199-bis della direttiva 2006/112/CE comunicano alla Commissione le disposizioni della misura di applicazione del meccanismo al momento dell'avvio di quest'ultimo. La direttiva, dal momento che autorizza (senza obbligarli) gli Stati membri a prevedere il meccanismo dell'inversione contabile limitatamente ad alcune operazioni, non prevede un termine di recepimento. In tali casi, l'articolo 1, comma 2, del disegno di legge in esame fissa il termine di recepimento in dodici mesi dall'entrata in vigore della legge stessa. Legge 194 – Ora il parlamento italiano con la legge 194 pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 20 agosto ha recepito la direttiva, ma l’articolo 9 comma 1 della legge conferisce al governo la delega ad adottare uno o più decreti legislativi che prevedano l’applicazione del reverse charge ai trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra.

25/09/2013
Estensione al trasferimento di certificati di emissione di CO2 Premessa – La Legge 194 del 20 agosto scorso, recependo la direttiva di delegazione europea, delega il governo ad adottare decreti legislativi che prevedano l’applicazione del reverse char
I numeri dell’evasione fiscale nel nostro Paese sono sicuramente imponenti: solo con riferimenti all’Iva, i dati della Corte dei Conti parlano di un mancato introito di circa 35 miliardi nel 2009 (che si traduce in circa 200 miliardi non dichiarati). Non va meglio se analizziamo le stime Confindustria che, considerando anche gli altri tributi, parla di 125 miliardi di evasione. Non è sicuramente facile contrastare un fenomeno tanto radicato, ma un aiuto arriva sicuramente dalla normativa antiriciclaggio. Evasione fiscale e antiriciclaggio presentano infatti un forte parallelismo: è noto come i reati tributari siano compresi tra i reati presupposti dell’antiriciclaggio (ragion per cui possono dar origine a segnalazioni di operazioni sospette), ma anche quando le infrazioni fiscali non assumono rilevanza penale, entrambe le violazioni presentano notevoli affinità, sia sul piano delle modalità operative che su quello degli strumenti ai quali riciclatori ed evasori ricorrono per occultare, trasferire o reimpiegare nell’economia legale le disponibilità illecitamente accumulate. Tra le pratiche utilizzate indifferentemente per frodare il fisco o per dissimulare l’origine criminale del danaro da riciclare possono annoverarsi, anche in combinazione fra loro: - fatturazioni false emesse da società cartiere a fronte di prestazioni inesistenti; - sottofatturazione delle vendite ovvero sovrafatturazione degli acquisti concordate con società effettivamente operative per abbattere i ricavi o incrementare fittiziamente i costi; - simulazioni di negozi giuridici intese a giustificare il trasferimento di disponibilità finanziarie o di cespiti patrimoniali, in danno del fisco e dei creditori. Ad esempio, negli ultimi tempi le cronache riferiscono frequentemente di pagamenti di penali per prestazioni contrattuali che sembrano volutamente non eseguite; - trasferimento all’estero delle disponibilità irregolarmente accumulate tramite trasporto fisico di mezzi di pagamento o attraverso movimenti finanziari con società residenti all’estero, anche mediante “triangolazioni” per mezzo di società di comodo; - interposizione di prestanome o schermi societari (es. trust, fiduciarie, società estero-vestite) per occultare disponibilità sottratte all’erario o di origine illecita, dissimulandone la titolarità effettiva. Proprio per il forte parallelismo prima richiamato, alcuni strumenti a disposizione delle autorità per contrastare il riciclaggio sono ambivalenti, in quanto utilizzabili anche a fini di lotta all’evasione fiscale. Si pensi, in primo luogo, alle segnalazioni alla UIF di operazioni sospette di riciclaggio, che riguardano spesso anche casi di evasione fiscale, così come non devono essere dimenticate le comunicazioni delle infrazioni delle limitazioni all’uso del contante e il monitoraggio della circolazione transfrontaliera del contante e degli altri strumenti finanziari pagabili al portatore. Inoltre, il supporto della normativa antiriciclaggio alla lotta all’evasione non si concretizza solo nella raccolta ed analisi delle segnalazioni di operazioni sospette. Rilevanti, in tal senso, sono anche gli appositi “indicatori di anomalia”, aggiornati periodicamente dalla UIF, come anche l’analisi statistica dei flussi finanziari che gli intermediari finanziari trasmettono con periodicità mensile. Si ricordi, infatti, che ogni intermediario finanziario è tenuto a istituire il c.d. “Archivio unico informatico” (AUI), nel quale sono registrate, tra l’altro, tutte le informazioni relative a operazioni di pagamento, anche frazionato, di importo pari o superiore a 15.000 euro. Infine, anche i dati registrati dai soggetti sottoposti alla disciplina dell’antiriciclaggio sono utilizzabili ai fini fiscali, per espressa previsione dell’art. 36 del D.Lgs. n. 231/2007.

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