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NOTIZIE  
 
10/10/2013
Incentivata l’assunzione nel settore agricolo
Definiti i settori e le professioni caratterizzati da un alto tasso di disparità occupazionale tra uomo e donna Premessa – Semaforo verde per gli incentivi previsti dalla Riforma Fornero (art. 4, c. 8-11, L. n. 92/2012) rivolti agli over 50 e donne di qualsiasi di età. Infatti, il Ministero del Lavoro e quello dell’Economia con due distinti decreti interministeriali (recanti entrambi la data del 2 settembre 2013) sono stati identificati, per gli anni 2013 e 2014, i settori e le professioni, limitatamente al settore privato, caratterizzate da un tasso di disparità di genere che supera almeno del 25% la disparità media, utili ai fini della concessione dello sgravio contributivo previsto dalla legge Fornero. Tra i tanti settori agevolati segnaliamo: il settore delle costruzioni, industria manifatturiera, informazione e comunicazione, nonché tutto il settore agricolo. L’incentivo - L’agevolazione consiste nella riduzione del 50% dei contributi INPS e dei premi INAIL a carico del datore di lavoro, la cui durata varia a seconda del tipo di assunzione: 12 mesi in caso di contratto a termine, anche in somministrazione; 18 mesi in caso di trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto originariamente a termine (stabilizzazione); 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato. I destinatari – Lo sgravio contributivo spetta ai seguenti soggetti: - uomini o donne con almeno cinquant’anni di età e “disoccupati da oltre dodici mesi”; - donne di qualsiasi età, residenti in aree svantaggiate e “prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi”; - donne di qualsiasi età, con una professione o di un settore economico caratterizzati da un’accentuata disparità occupazionale di genere e “prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi”; - donne di qualsiasi età, ovunque residenti e “prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi”. Settori e professioni - Come affermato dal Ministero del Lavoro (circolare n. 34/2013) con i due decreti si provvede a individuare i settori e le professioni caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna superiore almeno del 25% della disparità media uomo-donna, come richiesto dal regolamento CE n. 800/2008. In particolare, tra le professioni incentivati troviamo: artigiani e operai specializzati; imprenditori, amministratori e direttori di grandi aziende; ufficiali delle forze armate; ingegneri, architetti e professioni assimilate; specialisti della salute; imprenditori responsabili di piccole aziende; professioni tecniche in campo scientifico, ingegneristico e della produzione, ecc. Per quanto riguarda, invece, i settori e attività troviamo: l’agricoltura (tutte le attività); industria (quali le costruzioni, industria estrattiva, acqua e gestione rifiuti, ecc.) e i servizi (quali trasporto e magazzinaggio, informazione e comunicazione, ecc.).

10/10/2013
Note di credito Iva e procedure concorsuali
L’art. 26 del D.P.R. 633/72 consente l’emissione della nota di credito Iva, senza limiti di tempo, se un'operazione per la quale sia stata emessa fattura viene meno in tutto o in parte per mancato pagamento a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose. La disciplina Iva prevista per le perdite su crediti nel caso di procedure concorsuali si presenta tuttavia estremamente rigida e molto più restrittiva rispetto a quella prevista per le imposte sui redditi. Come chiarito infatti anche dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate 77/E del 17 aprile 2000 è possibile emettere una nota di credito a seguito del mancato pagamento a causa di procedure concorsuali o esecutive quando: - l'operazione è stata fatturata e registrata (le operazioni certificate con scontrino o ricevuta fiscale sono invece escluse); - Il debitore è assoggettato a procedure esecutive; - il credito è rimasto insoddisfatto; - il creditore ha partecipato al concorso. Non può invece beneficiare della disposizione il creditore che non partecipa alla procedura. Anche al verificarsi di tutte le suddette condizioni è però necessario attendere la giuridica certezza dell’inesigibilità del credito. Si pensi al fallimento: la nota di credito potrà essere emessa soltanto alla scadenza del termine per le osservazioni al piano di riparto (15 giorni dal deposito), oppure, qualora non vi sia stato il piano di riparto, alla scadenza del termine per il reclamo al decreto di chiusura del fallimento. Non tutte le procedure consentono inoltre il recupero dell’Iva versata. Ai fini delle variazioni rilevano infatti soltanto il fallimento, la liquidazione coatta amministrativa, il concordato fallimentare e il concordato preventivo. Sono invece esclusi gli accordi di ristrutturazione dei debiti, nonostante l’art. 33, comma 5, del D.L. 83/2012 abbia espressamente ammesso tale procedura tra quelle che consentono la deducibilità ai fini delle imposte sui redditi. Pertanto, se le perdite su crediti derivano da accordi di ristrutturazione sui debiti sarà necessario seguire la procedura ordinariamente prevista dall’art. 26 del D.P.R. 633/72 ed emettere la nota di credito entro un anno dall’operazione che ha generato il credito: un termine sicuramente troppo breve

10/10/2013
Minimi: fuoriuscita dal regime e aumento aliquota Iva
Va verificata la decadenza in corso d’anno dal regime agevolato L’incremento dell’aliquota ordinaria Iva dal 21% al 22%, efficace a partire dal 1° ottobre 2013, potrebbe interessare anche i contribuenti minimi e, in particolare, tutti i soggetti aderenti al regime di vantaggio che, al verificarsi di determinate condizioni, sono obbligati alla fuoriuscita dal regime e, di conseguenza, si vedono costretti ad applicare le regole ordinarie ai fini dell'imposta sul valore aggiunto per tutto il periodo d'imposta. Particolare attenzione va posta, dunque, alla data di decadenza dal regime agevolato e alle implicazione derivanti dall’aumento dell’aliquota Iva. Le cause di decadenza immediata - L'art. 1, co. 111, L. 244/2007 (Finanziaria 2008) dispone che “il regime dei contribuenti minimi cessa di avere applicazione dall’anno successivo a quello in cui viene meno una delle condizioni di cui al comma 96 ovvero si verifica una delle fattispecie indicate al comma 99. Il regime cessa di avere applicazione dall’anno stesso in cui i ricavi o i compensi percepiti superano il limite di cui al comma 96, lettera a), numero 1), di oltre il 50 per cento”. In base al tenore letterale della norma, mentre al verificarsi di determinate condizioni la fuoriuscita dal regime avviene dall’anno successivo a quello in cui si verifica la causa di decadenza, al verificarsi della condizione di cui all'art. 1, co. 96, lett. a), n. 1, L. 244/2007, per oltre il 50%, la decadenza avviene nel medesimo periodo in cui si manifesta la causa di decadenza. In base al disposto congiunto dell’'art. 1, co. 96, lett. a), n. 1, L. 244/2007 e dell'art. 1, co. 111, L. 244/2007, l'abbandono obbligatorio del regime può avvenire durante il periodo d'imposta nel momento in cui viene superata la soglia dei ricavi o compensi pari a euro 30.000,00 per più del 50%, mentre qualora la medesima soglia venga sì superata, ma in misura inferiore del 50%, la fuoriuscita dal regime di favore avverrà dal periodo d'imposta successivo a quello in cui avviene il predetto superamento. Decadenza immediata e Iva – Il cambio di regime in corso d’anno rende necessario valutare le operazioni ante fuoriuscita dal regime e post fuoriuscita dal regime. Per quanto riguarda la prima fattispecie è importante sottolineare che l'art. 1, co. 111, secondo periodo, L. 244/2007, sancisce, in caso di fuoriuscita dal regime dei minimi in corso d’anno, che “sarà dovuta l’imposta sul valore aggiunto relativa ai corrispettivi delle operazioni imponibili effettuate nell’intero anno solare, determinata mediante scorporo ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 per la frazione d’anno antecedente il superamento del predetto limite o la corresponsione dei predetti compensi, salvo il diritto alla detrazione dell’imposta sugli acquisti relativi al medesimo periodo”. In sostanza, qualora la decadenza del regime sia avvenuta entro il 30 settembre 2013, lo scorporo dei corrispettivi avverrà applicando l’aliquota Iva del 21%. Qualora, invece, la decadenza in corso d’anno dal regime avvenga successivamente al 1° ottobre 2013, per determinare l’aliquota da applicare per lo scorporo del corrispettivo si dovrà verificare il momento impositivo. La determinazione del momento impositivo - Per la determinazione del momento impositivo, come noto, dovrà farsi riferimento all’art. 6, D.P.R. 633/1972. In tal senso, per le prestazioni di servizi sarà rilevante il momento di emissione della fattura. Nel caso in cui la fattura sia stata emessa entro il 30 settembre 2013 l’operazione sconterà l’aliquota Iva del 21%. Per le operazioni il cui momento impositivo si verificherà a partire dal 1° ottobre 2013 si applicherà l’aliquota Iva del 22%. Per quanto riguarda, invece, le cessioni di beni le operazioni si considerano effettuate nel momento della stipulazione se riguardano beni immobili e nel momento della consegna o spedizione se riguardano mobili.

10/10/2013
Indennità per la perdita avviamento commerciale
L’ammontare dell’indennità “vincolato” L’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale, concessa ex art. 34 della L. 392/1978, riguardante la disciplina della locazione degli immobili urbani, riconosce al conduttore di immobile che svolge attività industriale, commerciale, artigianale e alberghiera, un'indennità di avviamento in caso di cessazione del rapporto di locazione. Tele indennità viene erogata dal conduttore al verificarsi di determinate condizioni e rappresenta una forma di risarcimento del danno che il conduttore subisce per effetto del trasferimento, indipendente dalla sua volontà, della propria attività imprenditoriale. Le condizioni per ottenerla - In tal senso, l'art. 27, L. 392/1978, richiamato dell'art. 35, L. 392/1978, sancisce che oggetto di locazione devono essere “immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione”. Ciò che rileva, ai fini dell’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale, è l’uso a cui immobile è destinato, che deve essere diverso da quello dell’abitazione. Oltre alla condizione riguardante l’uso dell’immobile urbano, il disposto congiunto dell’art. 27 e dell’art. 35, L. 392/1978 prevede ulteriori limiti. In particolare: - l’immobile deve essere adibito a un'attività di tipo industriale, commerciale e artigianale o ad attività di natura turistica; - l’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale non si applica in caso di cessazione di rapporti di locazione relativi ad immobili utilizzati per lo svolgimento di attività che non comportino contatti diretti con il pubblico degli utenti e dei consumatori,nonché destinati all'esercizio di attività professionali, ad attività di carattere transitorio, e agli immobili complementari o interni a stazioni ferroviarie, porti, aeroporti, aree di servizio stradali o autostradali, alberghi e villaggi turistici. Inoltre, l’indennità spetta: - nel caso di interruzione della locazione per decorso del termine contrattualmente pattuito; - nel caso di termine del contratto di locazione per volontà del proprietario dei locali, che non sia tuttavia da imputarsi a mancanze del locatario. Ammontare dell’indennità - Per definire il quantum relativo all’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale si deve far riferimento all’art. 34, L. 392/1978. L’art. 34, co. 1, L. 392/1978 prevede un’indennità base pari a 18 mensilità dell’ultimo canone (21 mensilità per le attività alberghiere). L’art. 34, co. 2, L. 392/1978 prevede un’indennità supplementare pari all’indennità base qualora nel termine di un anno dalla cessazione del contratto l'immobile sia adibito all'esercizio della stessa attività di quella esercitata dal conduttore cessato. In sostanza, nel caso in cui entro un anno dall’interruzione del rapporto l’immobile vanga adibito da un nuovo conduttore all’esercizio della medesima attività esercitata dal conduttore uscente, l’indennità sarà pari a 36 mensilità dell’ultimo canone (42 mensilità per le attività alberghiere). Profili contabili - In via preliminare, pare opportuno sottolineare che l’indennità, in rispetto del principio di competenza economica, andrà registrata nel momento in cui matura il diritto alla percezione, ovvero al verificarsi della causa di risoluzione che dà diritto all’indennizzo. Per quanto attiene il locatore, il costo per l’indennità rappresenta un componente straordinario di reddito. Infatti, l’OIC interpretativo 1 annovera nell’area "le indennità varie per rotture di contratti". Per quanto attiene il conduttore uscente, sempre con riferimento al documento interpretativo precedentemente richiamato, il provento per l’indennità rappresenta un componente straordinario di reddito. Infatti, l’OIC interpretativo 1 annovera nell’area "le indennità varie per rotture di contratti"

04/10/2013
IRAP. Rimborso al professionista con dipendenti
Sentenza della Cassazione Tributaria Se il dipendente non contribuisce in maniera significativa all’aumento del reddito, il professionista non deve pagare l’IRAP. Lo afferma la Suprema Corte di Cassazione nella sentenza 25 settembre 2013, n. 22020. Emolumenti e terzi. Gli Ermellini hanno confermato la sentenza della CTR della Puglia che, sia pur parzialmente, ha accolto il ricorso proposto da un medico contro il silenzio-rifiuto delle Entrate su un’istanza di rimborso IRAP. Ad avviso del giudice di legittimità, la presenza di spese modeste per emolumenti a terzi (così come accertato dalla CTR) non è sufficiente per determinare l’automatica sottoposizione a IRAP del professionista. Del resto la presenza di dipendenti non è di per sé elemento costitutivo dell’autonoma organizzazione, bensì elemento presuntivo da cui essa può essere dedotta. Il “valore aggiunto”. Nelle interessanti motivazioni della sentenza in esame, la S.C. precisa, fra l’altro, che l’imposta regionale sulle attività produttive coinvolge una capacità produttiva che può non essere compiutamente autonoma, ma deve pur sempre essere impersonale e aggiuntiva rispetto a quella propria del professionista e colpisce un reddito che contenga una parte aggiuntiva di profitto, derivante da una struttura organizzativa esterna, cioè da un complesso di fattori che, per numero, importanza e valore economico, siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale del professionista, cosicché è il “surplus” di attività agevolata dalla struttura organizzativa che coadiuva e integra il professionista a essere interessato dall'imposizione che colpisce l'incremento potenziale, o “quid pluris”, realizzabile rispetto alla produttività auto-organizzata del solo lavoro personale. Spetta al giudice accertare in concreto se la struttura organizzativa costituisca un elemento potenziatore e aggiuntivo ai fini della produzione del reddito, tale da escludere che l’IRAP divenga una (probabilmente incostituzionale) “tassa sui redditi da lavoro autonomo”. Non deve scoraggiare le assunzioni. La Corte conclude sostenendo “che la sottoposizione a tassazione aggiuntiva di chi assume un dipendente anche quando tale dipendente non determini un qualche significativo aumento del reddito e quindi manchi il presupposto giuridico dell'IRAP, costituirebbe una sorta di sanzione che scoraggerebbe l’assunzione di dipendenti”. Respinto il ricorso del Fisco. Alla luce di quanto sopra, gli Ermellini hanno respinto il ricorso del Fisco in quanto in esso non sono stati evidenziati elementi da cui sia stato possibile dedurre che il dipendente part- time della contribuente abbia dato luogo a un qualche potenziamento della sua capacità produttiva. Le spese del giudizio sono state compensate.

04/10/2013
Nuove Srl e modulistica
Con una nota diffusa il 18 settembre 2013 il Consiglio nazionale del Notariato, riprendendo la posizione espressa dal Ministero della Giustizia (nota n. 118972 dell’11 settembre 2013, successivamente integrata il 13 settembre), consente alle Società a responsabilità limitata semplificate costituite dopo l’entrata in vigore del D.L. n. 76/2013 la costituzione anche con il vecchio "modello standard" di atto costitutivo. Si ricorda, infatti, che le Srls, di cui all’art. 2643-bis c.c., sono state oggetto di importati modifiche a opera del “Decreto lavoro 2013” n. 76/2013, convertito dalla Legge n. 99/2013, e in vigore dal 23 agosto 2013 e si pongono oggi quale unica alternativa alla Srl, a seguito dell’abolizione della neonata Srlcr (introdotta dal decreto legge 83/2012). Le principali modifiche alla disciplina delle Srls riguardano tre principali aspetti: - viene aperta alla partecipazione di soci con più di 35 anni (ad oggi, quindi, non sono previsti più limiti di età); - viene ammessa l’amministrazione da parte di non soci; - viene definitivamente fissata l’inderogabilità delle clausole previste dal modello di atto costitutivo previsto dal decreto del Ministero della Giustizia 23 giugno 2012, n. 138. Con particolare riferimento a quest’ultimo punto, l’inderogabilità del modello standard ha fatto supporre che la costituzione di nuove Srls fosse da considerarsi impedita fino all’emanazione di un nuovo modello standard, non potendosi apportare modifiche a quello già esistente, seppure inadatto a disciplinare le nuove forme societarie. Il Notariato ha sciolto ogni dubbio, chiarendo che è possibile sin d'ora costituire le nuove Srls, “con immediata utilizzazione del modello standard di cui al Dm 138/2012, il quale deve intendersi immediatamente modificato nelle clausole incompatibili con il Dl 76/2013, le quali dovranno pertanto essere omesse”. Pertanto, il "modello standard" di cui al D.M. 138/2012 potrà essere utilizzato ignorando: - il punto 4 secondo la quale i soci della Srls non possono avere più di 34 anni; - il punto 5, secondo il quale gli amministratori devono essere soci della Srls

04/10/2013
Iva: aumento dal 21% al 22%
Comunicato stampa del 30 settembre 2013 L’Agenzia delle Entrate ha fornito le prime indicazioni sull’applicazione della nuova aliquota Iva al 22% che scatta da oggi, 01° ottobre 2013. L’articolo 40, comma 1-ter del decreto legge 6 luglio 2011 n. 98 (come da ultimo modificato dall’art. 11, comma 1, lett. a) del decreto legge 28 giugno 2013, n. 76) ha disposto l’aumento dell’aliquota Iva ordinaria dal 21 al 22% a decorrere dal 1° ottobre 2013. Pertanto, gli operatori economici dovranno applicare, già da oggi, la nuova aliquota. Come già chiarito in passato, quando entrò in vigore l’aliquota ordinaria del 21%, qualora nella fase di prima applicazione ragioni di ordine tecnico impediscano di adeguare in modo rapido i software per la fatturazione e i misuratori fiscali, gli operatori potranno regolarizzare le fatture eventualmente emesse e i corrispettivi annotati in modo non corretto effettuando la variazione in aumento (art. 26, primo comma, del DPR n. 633 del 1972). La regolarizzazione non comporterà alcuna sanzione se la maggiore imposta collegata all’aumento dell’aliquota verrà comunque versata nei termini indicati dalla circolare n. 45/E del 12 ottobre 2011, cui l’Agenzia rinvia per gli ulteriori chiarimenti. In particolare, sarà possibile effettuare il versamento dell’Iva a debito, incrementato degli interessi eventualmente dovuti, senza applicazione delle sanzioni entro i seguenti termini: - liquidazione periodica mensile -> periodo di fatturazione: ottobre e novembre -> Versamento dell’ acconto Iva il 27 dicembre 2013; - liquidazione periodica mensile -> periodo di fatturazione: dicembre -> Versamento dell’iva annuale al 16 marzo; - liquidazione periodica trimestrale -> periodo di fatturazione: quarto trimestre -> Versamento dell’iva annuale al 16 marzo. Entro i termini indicati dovranno quindi essere regolarizzate, ai sensi dell’articolo 26 del DPR n. 633, le fatture erroneamente emesse con la minor aliquota del 21%.

04/10/2013
I primi costi dell’Iva al 22%
olo nel primo giorno l’aumento è costato 10 milioni. Il carico è tutto sulle famiglie. L’aumento dell’Iva - Ieri l’Italia si è svegliata con un nuovo aggravio fiscale da dover portare sulle spalle: il passaggio dell’aliquota ordinaria Iva dal 21% al 22%. Sono infatti trascorsi solo due anni dall’ultimo aumento che, nel settembre del 2011, aveva visto la medesima aliquota aumentare di un punto, saltando dal 20% al 21%. Questa volta però l’aumento si è avvalso di una fortuita sospensione. Ricordiamo infatti che l’Iva al 22% sarebbe dovuta entrare in vigore dallo scorso primo luglio, poi però i governanti si erano messi una mano sulla coscienza, o più plausibilmente non sapevano che pesci prendere, e avevano varato la sospensione trimestrale. Anche questa volta, con l’imminente aumento del primo ottobre, si era parlato di una nuova sospensione. Purtroppo però si è messa in mezzo la crisi di governo, con mezza squadra esecutiva in fase di dimissioni e l’altra metà che tenta di portare a casa una fiducia (tra l’altro posta in Parlamento proprio per oggi), così la seconda sospensione di tre mesi è saltata e la maggiorazione è scattata ieri. La morale della storia è che da ieri primo ottobre i prezzi dei beni che avevano l’Iva al 21% sono aumentati e si prevede un devastante calo dei consumi. Il costo dell’aumento - Intanto c’è chi, calcolatrice alla mano, elabora i primi dati in merito al surplus di spesa a carico degli italiani. Le prime stime a riguardo le ha diffuse la Coldiretti. Secondo l’associazione di categoria, nel primo giorno di applicazione l’Iva al 22% è costata agli italiani ben 10 milioni di euro. Tutti a carico dei nuclei familiari. Il calcolo si è basato sulla variazione dei prezzi di quei beni per i quali è scattato l’aumento dell’aliquota ordinaria dal 21% al 22%. La spesa annua per le famiglie – Insomma, com’era da aspettarsi, a pagare per quest’aumento che proprio non ci voleva saranno ancora una volta le famiglie. Anzi, secondo i riscontri effettuati dalla Cgia di Mestre, saranno proprio i nuclei familiari meno abbienti e quelli più numerosi a farne le spese. Ritornando poi alle elaborazioni prodotte dalla Coldiretti sul primo giorno dell’Iva al 22%, si evince che a subire un’impennata dei prezzi sarà il comparto dei carburanti. L’aumento dei prezzi dei carburanti provocherà poi un effetto valanga sull’88% della spesa totale effettuata dalle famiglie che viaggiano su strada (soprattutto per lavoro). È chiaro quindi che non saranno colpiti solo i beni soggetti all’Iva al 22%, bensì anche quelli che non ne sono direttamente interessati. Il potere d’acquisto – Altra preoccupazione esposta dalla Coldiretti riguarda il calo del potere d’acquisto delle famiglie italiane, che è chiaramente connesso all’aumento dei prezzi. La riduzione delle possibilità di spesa delle famiglie, che sono i soggetti che consumano in misura maggiore, implicherà un nuovo e più forte calo delle vendite con evidenti riflessi negativi sulla produttività. Appare dunque evidente che una contrazione dei consumi potrà alimentare una spirale di recessione nel Paese, ostacolando una ripresa già di per sé molto difficile.

04/10/2013
Dopo la fiducia il governo va avanti
Economia, fisco e cultura, questi gli obiettivi del programma dopo la fiducia in Parlamento. Governo riconfermato - Questa è l’alba di una nuova maggioranza, sorta dalle macerie dello stallo pre-fiducia. Ieri infatti il governo Letta-Alfano, perché così sarebbe opportuno definirlo, ha incassato una doppia fiducia, quella del Senato e quella della Camera, ma per sopravvivere ha letteralmente spaccato in due il finora granitico partito di Silvio Berlusconi. La fiducia al Senato - La mattinata di ieri è stata caratterizzata dalle operazioni di voto a Palazzo Madama, che si sono concluse nel primo pomeriggio con il colpo di scena dell’ex presidente del Consiglio, leader del pdl. Berlusconi infatti, che da giorni aveva assicurato il proprio voto sfavorevole alla fiducia, ha stupito tutti gli scranni del Senato annunciando il proprio sì e, conseguentemente, quello dei senatori della sua corrente. Così il Senato ha dato il via libera alla fiducia al governo di Enrico Letta con 235 sì e 70 no. Poi la palla è passata a Montecitorio. I punti del programma - Non è il governo del rinvio, quello di Letta, bensì il governo del fare, che trainerà l’Italia fuori dal periodo recessivo, con riforme e interventi mirati. Questa la sintesi del discorso pronunciato da Letta ieri, i cui punti salienti sono stati ribaditi sia in Senato che alla Camera. Nel programma, a partire da oggi, avranno quindi un posto di rilievo la riforma della legge elettorale e l’ammodernamento della Costituzione, oltreché l’aumento di un punto del Pil nel 2014. Secondo il presidente del Consiglio, appare quanto mai preliminare un abbassamento delle tasse per tutti i cittadini onesti e contribuenti virtuosi. “A chi fa polemiche - ha spiegato il premier - ricordo che con il nostro governo gli italiani hanno pagato meno tasse per oltre 3 miliardi di euro. Con la legge di stabilità faremo una riduzione del carico fiscale sul lavoro”. Per quel che concerne poi gli impegni presi in sede europea, il 2014 appare quale anno davvero decisivo soprattutto perché ci attende il semestre di presidenza italiana. “Rispetteremo gli impegni con l’Europa per il 2014, il peso del debito deve ridursi e si ridurrà entro il 3%. Le parole crescita e lavoro saranno al centro del nostro semestre”, ha sottolineato Letta. La fiducia alla Camera - E dopo un travagliato passaggio al Senato, che ha portato a un differente scenario politico, con lo sdoppiamento del pdl che finora aveva marciato compatto e lo stupore di quanti davano per certa la sfiducia, il governo ha conquistato anche Montecitorio. Qui, è il caso di ricordarlo, il partito che più di tutti appoggia il governo, il pd, aveva la maggioranza assoluta, quindi, salvo eventuali franchi tiratori, si aveva già la certezza di portare a casa un utile numero di voti favorevoli alla fiducia. Tant'è che alla fine, tra polemiche e trasformazioni, il governo delle larghe intese ha preso voti 435 voti a favore, 162 voti contrari. In totale i deputati presenti alle operazioni di voto erano 597.

04/10/2013
Aliquota Prestazione di servizi: il momento impositivo
A partire dal 1° ottobre 2013 è efficace l’aumento dell’aliquota ordinaria Iva dal 21% al 22%. Per individuare la corretta aliquota da applicare ai servizi le norme di riferimento, nell’ambito dell’articolo 6, D.P.R. 633/1972 che disciplina il momento di effettuazione delle operazioni ai fini Iva, sono l’art. 6, co. 3 e 4, D.P.R. 633/1972 per le prestazioni di servizi interni e l’art 6, co. 6, D.P.R. 633/1972 per le prestazioni ricevute da soggetti non residenti, comunitari o extracomunitari. In merito a tale ultima previsione normativa, pare opportuno sottolineare che la sua introduzione è opera della Legge Comunitaria 2010 (L. 217/2011) e, date le numerose difficoltà applicative, importanti chiarimenti sono stati forniti con la C.M. 16/E/2013. Operazioni interne - Nel caso di prestazione”interne” rileva il momento del pagamento del corrispettivo. Se è emessa fattura o pagato in tutto o in parte il corrispettivo, l'operazione si considera effettuata, limitatamente all'importo pagato o fatturato, alla data della fattura o del pagamento. Si pensi al caso di una consulenza fornita da un professionista a una società italiana nel mese di settembre 2013, per la quale il corrispettivo venga pagato ad ottobre. In tal caso, l’aliquota da applicare è collegata al pagamento del corrispettivo, che costituisce il momento di effettuazione della prestazione. Pertanto, sull’operazione si applicherà l’Iva del 22%. Stesse considerazioni per la società di trasporto, operatore nazionale, in relazione a trasporti sul territorio nazionale per conto di committenti italiani. In tal caso, anche qualora la prestazione sia stata ultimata, ma il pagamento avvenga nel mese di ottobre 2013, l’operazone sconterà l’aliquota Iva del 22%. Diversamente, per i pagamenti ricevuti prima o, a prescindere dal pagamento, per la quale lo stesso emette fattura nel corso del mese di settembre, troverà applicazione l’aliquota Iva del 21%. Com’è evidente nessuna rilevanza assume il momento di ultimazione della prestazione. Soggetto non residente - L’articolo 6, co. 6, D.P.R. 633/1972 prevede, tra l’altro, che i sevizi generici (7-ter) resi da un soggetto passivo non stabilito nel territorio dello Stato a un soggetto passivo ivi stabilito si considerano effettuate nel momento in cui sono ultimate, sempre considerando il pagamento intervenuto precedentemente all’ultimazione della prestazione che costituisce un autonomo evento generatore d’imposta. La data dell’ultimazione della prestazione è la data di riferimento per il committente italiano per adempiere agli obblighi di assolvimento dell’imposta attraverso l’integrazione o l’emissione dell’autofattura. Se anteriormente al verificarsi di questi eventi la prestazione viene pagata, la stessa si considera effettuata nei limiti del pagamento. Riprendendo il precedente esempio relativo dalla consulenza fornita da un professionista ad una società italiana reso nel mese di Settembre ed ipotizzando che il professionista sia un soggetto non residente qualora la prestazione s’intenda ultima nel mese di settembre l'operatore nazionale deve integrare ovvero autofatturare l'operazione applicando l’imposta del 21%. Diversamente, se la prestazione viene ultimata nel corso del mese di ottobre, ma viene fatturata nel mese di settembre, l'integrazione della fattura ovvero l'autofatturazione deve avvenire al 22 per cento. Considerazioni – Regole diverse, dunque, per le operazioni interne e per le prestazioni ricevute da soggetti non residenti. Mentre nel primo caso non assume alcuna rilevanza il momento di ultimazione della prestazione, tale evento assume un ruolo fondamentale nella seconda fattispecie, con non poche difficoltà operative. Identificare l’effettivo momento di ultimazione della prestazione comporta notevoli margini di discrezionalità per l’operatore, tranne nei casi in cui il momento di ultimazione venga individuato dalle disposizioni negoziali delle parti. La C.M. 16/E/2013 ha fornito chiarimenti in merito al concetto di ultimazione della prestazione sancendo che la fattura emessa dal soggetto non residente possa essere assunta come indice dell’effettuazione dell’operazione.

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