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25/09/2013
Prima casa. Calcolo superficie immobile di “lusso”
L’abitazione superiore a 240 mq fa perdere il beneficio fiscale Decade dalle agevolazioni fiscali “prima casa” il proprietario di un immobile che supera i 240 mq., contando anche parte della superficie non calpestabile, come muri perimetrali e divisori. È quanto emerge dalla sentenza n. 21287/13 della Corte di Cassazione – Sezione Tributaria. Il chiarimento. Precisamente i giudici di legittimità hanno chiarito che l’articolo 6 del decreto ministeriale 2 agosto 1969 qualifica “abitazioni di lusso” - escluse dal beneficio fiscale di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, tariffa I, art. 1, nota II bis-, le unità immobiliari “aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 240 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine)”, e tale norma va interpretata nel senso di dover escludere dal dato quantitativo globale della superficie dell’immobile indicata nell’atto di acquisto (in essa compresi, dunque, i muri perimetrali e quelli divisori) solo i predetti ambienti e non l’intera superficie non calpestabile (…)”. Il caso. Alla luce di tale interpretazione, la Suprema Corte ha definitivamente respinto il ricorso di un contribuente che è decaduto dal beneficio fiscale “prima casa” per avere acquistato, secondo l’assunto del Fisco, un immobile avente in realtà caratteristiche di “lusso” essendo superiore a 240 mq. Di qui la notifica dell’impugnato avviso di liquidazione per il recupero delle ordinarie imposte di registro, ipotecaria e catastale; atto dapprima annullato dalla CTP e poi confermato dalla CTR la cui decisione ha trovato concorde la Cassazione che non ha ritenuto di poter aderire alla tesi del ricorrente secondo cui dal dato quantitativo globale della superficie dell’immobile andavano escluse tutte le superfici non calpestabili. Motivazione dell’atto. La Suprema Corte ha anche respinto le doglianze del contribuente in ordine all’asserita carenza di motivazione del predetto avviso di recupero, ricordando, in particolare, che il requisito motivazionale di un atto impositivo può ritenersi integrato laddove venga enunciato il criterio astratto in base al quale lo stesso è stato emesso onde delimitare l’ambito delle ragioni deducibili dall’Ufficio nell’eventuale successiva fase contenziosa e consentire al contribuente l’esercizio del diritto di difesa, restando riservato a quest’ultima fase l’onere dell’A.F. di fornire la prova della pretesa

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