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25/09/2013
Estensione al trasferimento di certificati di emissione di CO2 Premessa – La Legge 194 del 20 agosto scorso, recependo la direttiva di delegazione europea, delega il governo ad adottare decreti legislativi che prevedano l’applicazione del reverse char
I numeri dell’evasione fiscale nel nostro Paese sono sicuramente imponenti: solo con riferimenti all’Iva, i dati della Corte dei Conti parlano di un mancato introito di circa 35 miliardi nel 2009 (che si traduce in circa 200 miliardi non dichiarati). Non va meglio se analizziamo le stime Confindustria che, considerando anche gli altri tributi, parla di 125 miliardi di evasione. Non è sicuramente facile contrastare un fenomeno tanto radicato, ma un aiuto arriva sicuramente dalla normativa antiriciclaggio. Evasione fiscale e antiriciclaggio presentano infatti un forte parallelismo: è noto come i reati tributari siano compresi tra i reati presupposti dell’antiriciclaggio (ragion per cui possono dar origine a segnalazioni di operazioni sospette), ma anche quando le infrazioni fiscali non assumono rilevanza penale, entrambe le violazioni presentano notevoli affinità, sia sul piano delle modalità operative che su quello degli strumenti ai quali riciclatori ed evasori ricorrono per occultare, trasferire o reimpiegare nell’economia legale le disponibilità illecitamente accumulate. Tra le pratiche utilizzate indifferentemente per frodare il fisco o per dissimulare l’origine criminale del danaro da riciclare possono annoverarsi, anche in combinazione fra loro: - fatturazioni false emesse da società cartiere a fronte di prestazioni inesistenti; - sottofatturazione delle vendite ovvero sovrafatturazione degli acquisti concordate con società effettivamente operative per abbattere i ricavi o incrementare fittiziamente i costi; - simulazioni di negozi giuridici intese a giustificare il trasferimento di disponibilità finanziarie o di cespiti patrimoniali, in danno del fisco e dei creditori. Ad esempio, negli ultimi tempi le cronache riferiscono frequentemente di pagamenti di penali per prestazioni contrattuali che sembrano volutamente non eseguite; - trasferimento all’estero delle disponibilità irregolarmente accumulate tramite trasporto fisico di mezzi di pagamento o attraverso movimenti finanziari con società residenti all’estero, anche mediante “triangolazioni” per mezzo di società di comodo; - interposizione di prestanome o schermi societari (es. trust, fiduciarie, società estero-vestite) per occultare disponibilità sottratte all’erario o di origine illecita, dissimulandone la titolarità effettiva. Proprio per il forte parallelismo prima richiamato, alcuni strumenti a disposizione delle autorità per contrastare il riciclaggio sono ambivalenti, in quanto utilizzabili anche a fini di lotta all’evasione fiscale. Si pensi, in primo luogo, alle segnalazioni alla UIF di operazioni sospette di riciclaggio, che riguardano spesso anche casi di evasione fiscale, così come non devono essere dimenticate le comunicazioni delle infrazioni delle limitazioni all’uso del contante e il monitoraggio della circolazione transfrontaliera del contante e degli altri strumenti finanziari pagabili al portatore. Inoltre, il supporto della normativa antiriciclaggio alla lotta all’evasione non si concretizza solo nella raccolta ed analisi delle segnalazioni di operazioni sospette. Rilevanti, in tal senso, sono anche gli appositi “indicatori di anomalia”, aggiornati periodicamente dalla UIF, come anche l’analisi statistica dei flussi finanziari che gli intermediari finanziari trasmettono con periodicità mensile. Si ricordi, infatti, che ogni intermediario finanziario è tenuto a istituire il c.d. “Archivio unico informatico” (AUI), nel quale sono registrate, tra l’altro, tutte le informazioni relative a operazioni di pagamento, anche frazionato, di importo pari o superiore a 15.000 euro. Infine, anche i dati registrati dai soggetti sottoposti alla disciplina dell’antiriciclaggio sono utilizzabili ai fini fiscali, per espressa previsione dell’art. 36 del D.Lgs. n. 231/2007.

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